Villaggio Dei Dannati — Il
Tutto era iniziato dieci anni prima, durante quella che i giornali chiamarono "La Grande Assenza". Alle 10:14 di un martedì di ottobre, ogni essere vivente nel raggio di tre chilometri era caduto in un sonno profondo. Uomini sui trattori, donne al mercato, persino i cani da caccia: tutti svenuti per sei ore esatte. Quando si svegliarono, nulla sembrava cambiato. Ma nove mesi dopo, in un solo giorno, nacquero dodici bambini.
"Non sono figli nostri," sussurrava la gente nelle taverne, con le serrande abbassate. "Sono culi di cuculo. Qualcuno li ha depositati qui e ora stanno reclamando il nido." Il villaggio dei dannati
Valcupa non era sulle mappe. Era un grumo di case in pietra aggrappate a un costone dell’Appennino, dove la nebbia non si alzava mai del tutto. I pochi che ci passavano ricordavano solo il silenzio. Un silenzio innaturale, come se anche gli uccelli avessero paura di cantare. Tutto era iniziato dieci anni prima, durante quella
Improvvisamente, tutti e dodici voltarono la testa verso di lui con una sincronia perfetta. Ventiquattro occhi pallidi si piantarono nei suoi. Quando si svegliarono, nulla sembrava cambiato
Elias sentì la propria volontà sbriciolarsi. Le sue gambe iniziarono a muoversi da sole, riportandolo verso il centro del villaggio. Non poteva gridare, non poteva opporsi. Mentre camminava, vide le luci delle case spegnersi una a una.
"Dottore," disse Pietro, la cui voce non era quella di un bambino, ma un insieme di mille sussurri sovrapposti. "Perché cerchi di capire ciò che non può essere compreso? Il vostro tempo è scaduto. Noi siamo solo la prima pioggia prima della tempesta."
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